Anatomia di un bottone
Un bottone non è un rettangolo cliccabile. È una promessa di azione, un piccolo contratto fisico tra dito e schermo. Lo smontiamo qui, pezzo per pezzo.
Un playground a capitoli
Un viaggio personale di UX, motion design e tipografia.
La UX migliore lascia l'utente essere altrove con la mente — perché lei lavora per lui. Tutto quello che succede senza che l'utente se ne accorga è la vera potenza dell'interfaccia. Qui ne raccolgo i frammenti, un capitolo alla volta.
6 esplorazioni finite
Un bottone non è un rettangolo cliccabile. È una promessa di azione, un piccolo contratto fisico tra dito e schermo. Lo smontiamo qui, pezzo per pezzo.
La rete è lenta, l'utente no. La UX migliore finta di sapere già — e quasi sempre indovina. Skeleton, optimistic UI, errori che non gridano: il vocabolario di un'interfaccia che si fida del proprio prossimo click.
Un'interfaccia che non ha niente da mostrare non è muta — è il momento in cui la sua voce si sente meglio. 404, liste vuote, ricerche senza risultati: piccoli vuoti che pesano molto, e che la cura distingue dall'abbandono.
Un dialog è un'interruzione che chiede permesso. Quando deve davvero parlare, lo fa con la tastiera in mano: focus dove serve, Escape che ricuce, animazioni che entrano come un sospiro e mai come un grido.
Lo scroll è il gesto più trasparente che abbiamo. Non chiede permesso, non interrompe, non si insegna: già lo sappiamo fare. Una pagina che lo asseconda — invece di rincorrerlo — è una pagina che si lascia leggere fino in fondo.
I numeri non sono mai solo numeri: sono cifre con un peso tipografico, un segno che dice subito, una convenzione locale. L'interfaccia che li tratta con cura non li mostra — li lascia leggere.