Anatomia di un bottone
Un bottone non è un rettangolo cliccabile. È una promessa di azione, un piccolo contratto fisico tra dito e schermo. Lo smontiamo qui, pezzo per pezzo.
Un playground a capitoli
Un viaggio personale di UX, motion design e tipografia.
La UX migliore lascia l'utente essere altrove con la mente — perché lei lavora per lui. Tutto quello che succede senza che l'utente se ne accorga è la vera potenza dell'interfaccia. Qui ne raccolgo i frammenti, un capitolo alla volta.
Le interfacce migliori sono invisibili. Lavorano in silenzio mentre la tua mente è altrove.
La skill
I principi del libro — timing in millisecondi nominati, stati che dicono la verità, motion che rispetta chi lo riduce — distillati in una skill. Il tuo agente li applica mentre tu sei altrove.
La skill nel repositorynpx skills add MatteoSchifano/altrove Si installa in .claude/skills — Claude Code, Cursor e più di 40 agenti.
Come lavoro
Finito al 100% prima del prossimo. Un capitolo intero vale più di tre lasciati a metà.
Si scrive il perché prima del codice. Perché questa curva, perché questo timing.
Quattro preset di spring, durate con un nome. Si misura, non si va a sentimento.
Ogni animazione collassa con grazia. Niente librerie: solo CSS, clamp e container query.
10 esplorazioni finite
Un bottone non è un rettangolo cliccabile. È una promessa di azione, un piccolo contratto fisico tra dito e schermo. Lo smontiamo qui, pezzo per pezzo.
La rete è lenta, l'utente no. La UX migliore finta di sapere già — e quasi sempre indovina. Skeleton, optimistic UI, errori che non gridano: il vocabolario di un'interfaccia che si fida del proprio prossimo click.
Un'interfaccia che non ha niente da mostrare non è muta — è il momento in cui la sua voce si sente meglio. 404, liste vuote, ricerche senza risultati: piccoli vuoti che pesano molto, e che la cura distingue dall'abbandono.
Un dialog è un'interruzione che chiede permesso. Quando deve davvero parlare, lo fa con la tastiera in mano: focus dove serve, Escape che ricuce, animazioni che entrano come un sospiro e mai come un grido.
Lo scroll è il gesto più trasparente che abbiamo. Non chiede permesso, non interrompe, non si insegna: già lo sappiamo fare. Una pagina che lo asseconda — invece di rincorrerlo — è una pagina che si lascia leggere fino in fondo.
I numeri non sono mai solo numeri: sono cifre con un peso tipografico, un segno che dice subito, una convenzione locale. L'interfaccia che li tratta con cura non li mostra — li lascia leggere.
Un campo da compilare è il momento in cui un sito chiede qualcosa all'utente — e in quel momento si vede subito che voce ha. Lo apriamo qui, dalla label che non mente alla validazione che ascolta.
Quasi tutto, in un'interfaccia, è testo. E il testo ha mille piccole decisioni — la virgoletta che si curva, il titolo che non lascia parole sole, la riga che dura quanto basta — che decidono se la pagina respira o trattiene il fiato.
Un bottone si preme e torna. Uno switch si impegna in una posizione e ci resta. Quella differenza — due posizioni, non due stati — cambia tutto il modo in cui si disegna un controllo binario, e nasconde una famiglia di parenti più larga di quanto sembri.
Un toast è la cosa più difficile da fare bene: dare un'informazione senza rubare l'attenzione, restare il giusto e andarsene quando ha finito. Sbagliare il tono, la durata o la voce lo trasforma da cortesia in interruzione.
Dove sta andando il libro.
Cosa rende affidabile il gesto più elementare dell’interfaccia?
Come si rende l’attesa un atto di rispetto?
Come parla un’interfaccia quando non ha nulla da mostrare?
Come si interrompe l’utente senza fare rumore?
Cosa può dire un’interfaccia con il solo gesto dello scroll?
Quando una cifra è informazione e quando è rumore?
Come ascolta un campo, mentre l’utente scrive?
Dove finisce la lettera e dove comincia il ritmo?
La differenza tra un bottone e uno switch è solo grafica?
Come si dà un’informazione senza interrompere?
Come si offre una scelta senza nascondere il contesto?
ProssimoCome si cambia contesto senza disorientare?
In programmaLa card è solo un rettangolo con bordo?
In programmaIl silenzio nella pagina si disegna o si lascia accadere?
In programmaCome si tiene compagnia a chi legge per dieci minuti?
In programmaCosa rende una pagina elegante prima ancora di essere bella?
In programmaQuando si dà la parola a qualcun altro, come la si presenta?
In programmaCome si dialoga col proprio lettore senza interrompere il filo?
In programmaUn sito che parla di sé, come si orienta al suo interno?
In programmaQuando un’immagine è informazione e quando è respiro?
In programmaCome si tiene un oggetto in volo?
In programmaCosa succede tra ogni tasto premuto?
In programmaCome si chiede una data senza odiare il browser?
In programmaIl tempo come oggetto visuale, non come tabella.
In programmaCosa cambia quando l’interfaccia si tocca, invece di cliccarla?
In programmaCome si lascia andare un utente?
In programmaAstro, CSS nativo, Motion. Epilogue e Inconsolata. Niente Tailwind, niente UI kit.
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